lunedì 4 agosto 2008

Agosto

Agosto. Alla fine, per chi studia, è questo il mese della svolta. Perché a settembre, in un modo o nell'altro - chi con un nuovo anno scolastico, chi con una serie interminabile di esami come la sottoscritta - incomincia un nuovo periodo della propria vita. E penso sia giunto il momento di fare il punto della situazione.
Quanto cambiano le cose in un anno. E quanto è volato, l'anno in questione.
Riuscire finalmente ad allontanarsi dalla propria casa, dal proprio nido, e chiamare "casa" un appartamento sgangherato condiviso con un altro miliardo e mezzo di persone vicino a Porta Romana bella, Porta Romana. Scoprire d'andare perfettamente d'accordo con il miliardo e mezzo di persone già citate (e ringraziate in altri post), nonostante i vent'anni passati da figlia unica viziata.
L'università. Avere sulle spalle il peso di un sarai la prima in famiglia a laurearti ed essere ogni giorno incerta sul da farsi. Ma nonostante tutto, trovare che sia il posto adatto per scoprirlo. Incontrare compagni di viaggio - perché, alla fine, è un viaggio - incredibili e non trovare altre parole per descriverli.
Perdere molte amicizie sulle quali si contava e capire che non c'è più nulla in comune con loro. Trovarne di nuove e ritrovarne alcune perse troppo tempo fa.
Amore a fasi alterne, ma vedere una speranza. Perché quella è l'ultima a morire e la costanza ripaga gli sforzi spesi.
L'amata Austria a sole due settimane di distanza e voler condividere questo posto speciale con chi so io. Ma in realtà è meglio viverla da sola, almeno per quest'anno.
E il resto lo scopriremo solo vivendo...

martedì 29 luglio 2008

Finalmente cualquno l'a capito!

Tullio De Mauro nel 2004 ha dato una radiografia impietosa della cultura italiana: “Più di due milioni di adulti sono analfabeti, quasi quindici milioni sono semianalfabeti, altri quindici milioni sono a rischio di ripiombare in tale condizione e comunque sono ai margini delle capacità di comprensione” necessarie “in una società che voglia non solo dirsi, ma essere democratica”. Sul banco degli imputati va la scuola, come è ovvio. Ma ogni categoria accusa l’altra. I professori universitari si lamentano che la scuola mandi loro studenti in stato disastroso, i docenti delle superiori di ricevere allievi impreparati dalle medie e i loro collegi delle medie puntano il dito contro i maestri.
Francesco Sabatini ha più volte sottolineato che dovrebbe essere radicalmente migliorata la “competenza linguistica”, dai maestri elementari ai professori universitari, e ha affermato che “gli addetti ai lavori dovrebbero dimostrare - magari anche con esami appositi - la loro capacità di comunicare in un buon italiano e non italianese”. Un’azione efficace non può che partire dal vertice di questa piramide in rovina e finalmente, sull’ultimo numero di Lingua Italiana d’oggi, Dora De Maio affronta il problema dell’italiano dei (super?) colti: cioè la lingua dei docenti universitari.
L’analisi non è astratta, ma prevede una verifica sul campo in cui si analizzano dispense e libri di ricercatori, professori associati e ordinari dell’Università di Salerno, scelta perché nelle graduatorie della classifica nazionale di qualità stilata dal Censis è in una posizione superiore alla media degli atenei italiani. Il quadro è disarmante a tutto campo. Si inizia da punteggiatura e grafie errate per arrivare a un lessico approssimativo e quindi a una sintassi traballante, ricca di anacoluti e deficitaria di congiuntivi: insomma un campionario d’errori da matita blu, che si estende poi a un periodare zeppo di ripetizione e spesso ricco di tautologie.
Incominciamo dalla punteggiatura. La virgola è messa fra soggetto e predicato (“Questi studi, arricchiranno la base descrittiva della conoscenza del bambino”) oppure fra predicato e oggetto: “È stato spesso rilevato che gli adulti manifestano, una grande similarità”. Il campionario prevede l’inserimento abusivo di una virgola tra il nome e aggettivo, prima di complementi indiretti retti da un sostantivo oppure scompare là dove dovrebbe esserci. E cos'accade per i punti e virgola e due punti che vengono inseriti nelle frasi spesso a caso.
Avanti con coraggio. I professori universitari spesso dimenticano le regole elementari dell’ortografia nel mettere o togliere accenti a capriccio: capita di leggere in dispense e libri monosillabi accentati senza ragione come "fà", "sò" e "sà", altri in cui l'accento si sostituisce all'apostrofo ("và" per "va'", "pò" per "po'") altri in cui l'accento viene dimenticato: "Ciò che da forma ai comportamenti umani". E con gli apostrofi non va meglio. Accade che in un dire molto compiaciuto con paroloni da far paura un misero apostrofo a sproposito crei quasi un effetto surreale: "Per un verso, rappresenta una conseguenza della costituzione della psicologia in quanto disciplina, da un'altro, si connota come fondamentale per la creazione della disciplina stessa".
Con la sintassi è facilissimo incontrare accordi errati di genere e numero, incertezze nell'uso delle preposizioni, e anche anacoluti. Ecco un brano esemplare: "A proposito degli scritti di argomento socio-antropologico digiacomiano gli si potrebbe obiettare un'analisi della realtà abbastanza mistificante". Qui si riesce a infilare tra un doppio aggettivo da far accapponare la pelle e un altro preceduto da un generico avverbio (un "abbastanza" insignificante), un "gli" del tutto fuori posto. E poi c'è quasi un pudore a usare il congiuntivo, magari una volta sì e l'altra no, come capita in questo brano sconquassato: "La tecnica è frequente nel teatro di Bracco; nella rilettura di un testo, spesso accade che una battuta viene rielaborata come se l'autore preoccupato di adattare un stile troppo letterario, troppo discorsivo alla rappresentazione, trasformando, pertanto, la scrittura letteraria in una scrittura scenica". L'accoppiata tra forma e contenuto resta tutta da decifrare.
Dove l'accademia dà il meglio di sé è nell'invenzione di neoformazioni da brivido. "Il traguardare, mediante la tecnica della dissolvenza permette di riportare in superficie un'altra immagine; la fa affiorare come accadrà, a Ceylon, col fascio di orchidee che sotto i suoi occhi si metamorfisce in un paesaggio fantastico". "Metamorfire" è il suggello d un dire che vuole sfiorare la poesia e cade nel kitsch. Ma capita anche di peggio. Un professore riesce a inventare un significato nuovo del verbo "svanire", in luogo di "far svanire": "Il trascorrere del tempo mescola e svanisce la storia, i destini, le tracce 'in un mare di lava e di scorie'". Una frase da brivido. Ha ragione Sabatini: i professori universitari dovrebbero essere riesaminati nella loro competenza linguistica.

domenica 27 luglio 2008

Randy Pausch

"Posso dirvi che ho fatto un sacco di cose stupide e nessuna di esse mi dà fastidio ora. Tutti gli sbagli ed i momenti in cui sono stato imbarazzato non importano. Ciò che importa è che posso guardarmi dietro e dire 'quasi tutte le volte che ho avuto la possibilità di fare qualcosa di bello ho cercato di afferrarla' ed è da questo che arriva il mio sollievo.
Trovate la passione e seguitela. Non troverete la passione nelle cose, né nel denaro, perché più cose e più denaro avete, più userete queste cose come metro per guardarvi attorno e vedere che c'è sempre qualcuno che ne ha di più. Quindi la passione deve arrivare da qualcosa che vi alimenta dentro".
Randy Pausch, 23 ottobre 1960 - 25 luglio 2008

mercoledì 23 luglio 2008

Intelligentia

In questi giorni, tra le altre cose, c'è l'arduo compito di cercare un nuovo portatile.
Alla fine del turno mattutino, decido di recarmi in ufficio da mia madre, la quale aveva delle offerte di computer da mostrarmi.
Insieme a lei c'era Katiusha, un nome, un perché. Katiusha è la figlia del socio di mio padre e ogni tanto, quando è a casa dal lavoro, passa a far finta di dare una mano in ufficio (in realtà fa ben poco oltre a chattare in messenger).
Mentre scrutavo le varie proposte, sorge - data la mia grande ignoranza - la fatidica domanda: "Ma... quanto è grande uno schermo da quindici pollici?".
Al che, vedo Katiusha con molta nonchalance prendere i suoi due bei pollicioni ed iniziare a contare (neanche in diagonale, e fin lì c'arrivo anch'io!) quanti ce ne vogliono per formare la base dello schermo davanti a lei.
Finito il lavoro: "Questo schermo è più o meno da diciassette pollici, quindi fai conto che sarà un po' più piccolo..."
Grazie, Katy.

martedì 22 luglio 2008

Cos'è "intuito"?!

Mi butto a capofitto nel(i) lavoro(i), nella lettura, nello studio. Perché non devo assolutamente pensare. Ogni volta che mi fermo a pensare vedo la verità balenarmi davanti agli occhi e non voglio ancora ammetterla. Finta, è finita.
Perché dopo avermi lasciata "sola" anche questo sabato - ormai, facendo i conti, è quasi un mese che non lo vedo -, se n'è uscito con un discorso sul fatto che ormai ha bisogno di serietà nella vita, che non è il tipo di persona che salta da un ponte all'altro e via dicendo.
Dire che è stato vago è poco, ma per quanto ne dica la mia amica d'infanzia, non lo vedo come un proviamoci, ma come un addio. Questa volta definitivo.
Probabilmente ormai dovrei essere abituata ad essere lasciata da parte finito il divertimento iniziale, ma questa volta fa male, perché ci credevo realmente. Sembrava - stranamente - la volta giusta.
Ho sempre un intuito infallibile, io.

lunedì 21 luglio 2008

domenica 20 luglio 2008

Festa della Birra 2008

"Grazie ai ragazzi là in fondo che tengono il tempo con il sopracciglio, grazie al palo che ha rotto i coglioni tutta sera, grazie ai carabinieri che stanno per arrivare per farci smettere. E grazie al cazzo."