venerdì 23 dicembre 2011

LA festa (momenti topici by FGC)

- Taglio in comune di verdure e frutta, Abby coordina i lavori;
- Errore di Sintesi nel consigliare a Hulk di girare la Paella, con seguente ira di Abby; 
- Brindisi mogio, mangiare esaurito rapidamente;
- Discorso di Ely , tipo "grazie di avermi accolto tra di voi" con consenso deciso di Sintesi ("Brava Elisa"); 
- Discussione sulla "necessità di fumare le canne per crescere come persone" di Werther: Disapprovazione di Rottie, Zena, Sami, Lavandaia e sorprendentemente di Sintesi ("ma chi è il tuo pusher?", indagine che durerà per il resto della serata);
- Goffaggine di Sintesi: l'alcool fa effetto (1 Spritz);
- Perdita del regalo di Lavandaia da parte della suocera: sgomento in sala;
- Regalo di Abby ai coinqui CDS: Clap-Clap (come al Bernabeu);
- Discussione tra Werther e Sami, partita da frase del primo, tipo "io non sono razzista ma certe volte si, tipo verso i musulmani";
- Partita a Taboo: Hulk sfoggia metafore degne del miglior Dante Alighieri: "Entra nella zia, ma non è un preservativo";
- Telefonata da parte della madre di Sami: Urla in aramaico antico in CDS;
- Sbaraccamento rapido di tavoli da parte di Zena, con Lavandaia palesemente assonnata.

[Ammetto di divertirmi con poco, ma quando ho letto questo sono scoppiata a ridere. Bella cena di Natale, la mia ultima in quella casa. E la nostalgia inizia a salire...]

lunedì 12 dicembre 2011

Some people make me smile

A.: "a presto.. quando sei a Como trilla :D­ ­" 
Abby: "iena permettendo ;)" 
A.: "metti la cintura di castità prima che ti salto addosso :D­ ­" 
Abby: "ahahah" 
A.: "ahahahahah­ ­" 
Abby: "chennnnessssai, ne è passato di tempo!" 
A.: "certe persone non si scordano mai...­ ­"

domenica 4 dicembre 2011

Le telefonate del sabato notte mi rendono felice

Abby: "Pronto?"
L.: "Chissà se ti ricordi di me..."
Abby: "Ho una buona memoria, mio caro..."
L.: "Eheheh"
Abby: "O forse un anno in America ti ha fatto dimenticare di me e ora fai il giochino inverso per cercare di ricordarti?"
L.: "No, cara la mia Elisabetta, mi ricordo benissimo di te. Ero dalle tue parti e mi sei venuta in mente..."
Abby: "E che ci facevi dalle mie parti?"
L.: "È sempre bello fare un giro per il lago..."
Abby: "Ammettilo che ti mancava...!"
L.: "Beh, molti ricordi sono riaffiorati. Indubbiamente sì, mi mancava. Storie passate, romantiche e pazze. Un po' come la sera che ci siamo conosciuti..."
Abby: "Ahahah, è vero, che pazzi! E come pioveva! Rifaresti una cosa del genere ora...?"
L.: "Certo. E la rifarei con te."

sabato 26 novembre 2011

Il malinteso, Irène Némirovsky


Aveva delle amanti, relazioni che duravano due o tre mesi al massimo, facili da cominciare e facili da rompere, poiché finivano sempre con l'annoiarlo in breve tempo. Cambiava spesso donna - a suo giudizio, infatti, solo il primo bacio valeva qualcosa - e praticava a meraviglia quell'arte prettamente moderna che consiste nel "piantare le donne", delle quali sapeva sbarazzarsi con eleganza. A volte, dopo aver abbandonato un'amante, oltre a provare la sensazione di sollievo di chi ha portato a termine un compito, gli tornava in mente suo padre, che aveva creduto di cogliere il senso della vita in quegli occhi, in quei seni, in quei brevi spasmi. La donna... Per Yves era soltanto un oggetto grazioso e comodo: innanzitutto, ce n'erano talmente tante, da quando c'era stata la guerra, ed erano così disponibili... E poi no, davvero, no, aveva un bel frugare in quegli occhi languidi e ingannevoli, non c'era traccia del brivido interiore, della luce sempre nuova che suo padre si era illuso di trovarvi, e che forse anche lui confusamente cercava. E pensava che per chi ha visto lo sguardo dei moribondi, per chi è caduto ferito, per chi ha spalancato le palpebre nel disperato tentativo di scorgere un lembo di cielo prima di morire, per chi ha vissuto tutto questo, la donna non ha né segreti né mistero né attrattive se non quella di essere compiacente, graziosa e fresca. L'amore... doveva essere una sensazione di pace, di calma, di infinita serenità... doveva dare riposo... se mai esisteva...

lunedì 14 novembre 2011

Ninfea.

Mi hanno appioppato questo soprannome. In realtà era un modo velato e scherzoso di darmi della ninfomane (che poi, pure questo...), ma sono andata a controllare il significato e sono venuta a scoprire che...



I Greci attribuivano al fiore qualità anti-afrodisiache; nella mitologia greca è considerato il simbolo dell’amore non corrisposto, ma anche dell’amore platonico. Gli Egizi hanno scelto questo fiore per ornare, dipinto le pareti delle tombe dei faraoni. In Oriente, la ninfea simboleggia l’alba, l’arrivo del sole; alcune varietà si aprono quando sorge il sole e poi si richiudono al tramonto. Giglio d’acqua è il nome utilizzato per indicare la ninfea nei paesi anglosassoni; qui rappresenta la castità, la purezza, e la freddezza.

Freddezza ci sta, ma il resto? Cara ninfea, vuoi dirmi qualcosa...?

Tutto è un eterno ritorno

Ho ricominciato a sentire Daniele. La cosa è dovuta al fatto d'aver avuto un appuntamento - se così si può chiamare - disastroso. Ora ci rido, ma è terribile quanto un uomo possa non saperci fare con una donna.

[sì, mi riferisco al tipo di Shakespeare, ma non voglio parlarne. Più che altro perché qua non ho mai parlato apertamente di sesso e non voglio iniziare ora.]

Comunque. L'ho cercato io, con un semplice messaggio. A volte manchi. E da lì abbiamo ricominciato a parlare. Niente di che, si è parlato del più e del meno, evitando abilmente ogni possibile riferimento alla nostra relazione.
Cosa ho capito? Che non è cresciuto minimamente, che gli errori che ho cercato di fargli notare per molto tempo continua a farli e che rimane il solito maledetto orgoglioso. Ma non è quello il punto. 
Ho capito che mi manca. Non come compagno, rimango dell'idea che sia troppo egoista per instaurare una relazione degna di tale nome. Mi manca come amico, mi manca tutto quello che c'era prima del diciassette marzo duemiladieci.
Ma non penso l'abbia capito.

venerdì 7 ottobre 2011

Perché il venerdì è noioso

Purple.
Posso dividerli tra la stanza di Milano e quella di Como?
Milano:
  • Condivido la stanza con altre due ragazze: Ilaria, una mia grande amica, ed Elisa, che non ho ancora capito se c'è o ci fa;
  • Sulle pareti vicino al letto ci sono appesi ritagli di giornale e fotografie in bianco e nero;
  • Il lampadario è a forma di stella e Ilaria lo odia perché dice che non fa abbastanza luce;
  • La camera dà su una via centrale e molto trafficata di Milano e la mia sveglia mattutina sono i clacson impazziti della gente che va a lavorare;
  • Non si può certo prendere in considerazione la privacy in questa camera, ma a me piace così.
Como:
  • Dicono che mi rispecchi completamente;
  • La parete dietro la testata del letto è blu e ci sono appese cinque fotografie in bianco e nero, riproduzioni della Magnum Photos;
  • Sei scaffali e una libreria. E non ho più spazio per i libri;
  • Sulla cassettiera ci sono le foto delle persone che hanno significato qualcosa per me, anche se andrebbero aggiornate. C'è anche la mia preferita: io e mio padre in Austria, ci guardiamo e sorridiamo;
  • Ho un enorme letto matrimoniale, una volta il "nostro" letto. Ora ci dormo in diagonale e sono comodissima!
Blue.
  • Mia madre è come una grande amica. Parlo di tutto con lei e non riesco a mentirle;
  • Ho un buon rapporto anche con mio padre, ma vorrei che ogni tanto mi facesse capire che approva le mie scelte;
  • I miei si sono sposati perché io ho affrettato i tempi (leggasi: mia madre è rimasta incinta);
  • Nonostante ciò, si vede che sono ancora innamorati l'uno dell'altra. E li invidio;
  • Sono figlia unica e ne ho sempre sofferto, ma mio padre non ha voluto altri figli per non far provare loro quello che ha passato lui: sentirsi messo da parte perché era "l'altro" il favorito;
  • Tendo a considerare la mia famiglia unita anche se, come tutte le famiglie, ha molti problemi;
  • A Milano vivo anche con mio cugino, che io chiamo Gesù Cristo perché ha i capelli lunghi e la barba;
  • Nella mia famiglia sono le donne che comandano;
  • Anche se c'è da dire che non ho mai conosciuto i miei nonni, quindi per forza di cose è una famiglia matriarcale.
Green.
  • Ho sempre avuto un rapporto conflittuale con il mio corpo, non c'è stato un momento in cui mi piacessi veramente;
  • Ho un fisico a clessidra ma, come dico io, una clessidra di ventiquattr'ore: vita strettissima, ma fianchi e seno molto grossi;
  • Per il motivo sopracitato, è difficile che un ragazzo mi guardi negli occhi;
  • Ho una cicatrice sulla mano sinistra, dovuta alla mia incapacità di usare i coltellini svizzeri, ma mi piace da morire;
  • Nel palmo della mano destra, invece, ho la punta di una matita: Monica, in terza elementare, voleva farmi sentire quanto era appuntita la matita appena temperata, ma la punta s'è rotta e non c'è stato verso di toglierla;
  • Ho tre tatuaggi, ma questo già si sapeva;
  • Adoro il neo che ho sul collo, anche se dovrei toglierlo visto che porto sempre due collane;
  • Mi piacciono i miei occhi, di un colore indefinito, che vira dal verde, al nocciola, al marrone scuro.
Yellow.
  • Ho dei ricordi molto belli della mia infanzia: poca TV, molto verde.
  • Uscivo sempre con Francesca, Andrea e Mara. Ora Francesca è mamma, Andrea s'è dato all'agricoltura e non risponde mai al telefono e con Mara ho perso i contatti;
  • Avevamo costruito una specie di casetta e ci trovavamo lì tutti i giorni, fino a che non abbiamo trovato una vipera all'interno e abbiamo cambiato luogo d'incontro;
  • Da piccola catturavo le lucertole e le lanciavo addosso ad Andrea perché aveva paura;
  • Io e Francesca facevamo sempre il succo di rose cogliendo le rose di sua madre e strizzandole nell'acqua;
  • Facevamo molti giri in bicicletta o con i pattini;
  • Una volta siamo stati rincorsi da un asino. E non è stato bello.
Orange.
  • Da qualche anno è entrato a far parte dei Borghi più belli d'Italia;
  • Ha un parco che dà sul lago e lì c'è una specie di terrazzino: il mio posto preferito. Andare lì, la sera, con tutte le luci che si riflettono sul lago, è qualcosa di magico;
  • C'è una copia di Amore e Psiche di Canova. E scusate se è poco;
  • Ci hanno vissuto Goethe, Stendhal e i fratelli Brentano;
  • Quando sono lì, vorrei andarmene e quando non ci sono, mi manca;
  • Gli americano vengono pensando di trovare chissà cosa solo perché lì vicino c'è la casa di George.
Red.
  • Non ho una vero/a e proprio/a migliore amico/a: ho delle persone molto importanti, ma non m'è mai piaciuto il concetto di "migliore amico";
  • Anche perché, se ci penso, ho sempre considerato Daniele il mio migliore amico e guarda a cosa ha portato;
  • Se dovessi fare dei nomi, sarebbero: Veronica, Federica, Ileana, Eugenio, Andrea;
  • Non è facile essermi amica, lo so, ma se chiedo aiuto è perché ne ho veramente bisogno e se tu in quel momento hai cose più importanti da fare, qualcosa s'incrinerà per sempre;
  • Dev'esserci sintonia, ma non per forza gusti o idee simili, anzi.
Pink.
  • Ma non ne ho già parlato prima? Comunque. Il secondo nome di mia madre è Armida e io lo adoro;
  • I miei genitori hanno tratti molto simili e per questo non si riesce mai a capire da chi ho preso cosa;
  • Vivevano in paesi limitrofi e, fino al lontano 1986 quando un'amica in comune li ha presentati, non si erano mai visti;
  • Dicono che mio padre somigli a George Clooney. Io non ho ancora capito dove.
White.
  • Sono estremamente lunatica: un momento ti amo, il momento dopo ti odio;
  • Non so se si può definire personalità, ma non riesco a celare quello che provo: mi si legge in faccia;
  • Mi offendo facilmente, ma altrettanto facilmente dimentico.
Grey.
  • Mi piace scoprire la bellezza nascosta delle cose. Forse è anche per questo che mi piace così tanto Milano: devi cercare la bellezza, non ti si palesa davanti agli occhi appena metti piede in città;
  • Adoro i libri e tutto ciò che li riguarda o è tratto da essi.
Black.
  • Durante un aperitivo siamo finiti a parlare di Shakespeare. Come può non piacermi uno così?