domenica 1 novembre 2009

Apparire o non apparire?

Tra i vari pro e contro del diventare più conforme a quello che è considerato dai più "bello" (vale a dire essere magri), c'è quello di essere notata maggiormente dalla gente. Perché, parliamoci chiaro, quale persona tendente allo sferico attira l'attenzione?
In un certo senso, questo può far piacere: potrei contare sulle dita di una mano quelle persone che odiano farsi notare, ma in certi casi si supera il limite. In certi casi le attenzioni risultano insistenti, spiacevoli e sgradite.
Non sto parlando di sguardi. Sto parlando di persone che ti notano in fondo al bus che percorre la circonvallazione interna di Milano, che si avvicinano e che, aiutati dalla ressa dell'ora di punta, si "incollano" a te e cercano con le mani - e non solo - di intrufolarsi tra i tuoi vestiti.
Fortunatamente, alcune persone hanno la forza d'animo di reagire e respingere quelle che possono essere considerate "avances".
È quello che è successo a me un paio di settimane fa. Non ho avuto il coraggio di parlarne prima perché avevo bisogno di comprendere fino in fondo l'accaduto.
Ringrazio Gabriele, quello che è stato il mio istruttore di difesa personale alle superiori, il quale continuava a ripetermi che i movimenti sarebbero risultati naturali nel momento del bisogno. E solo ora capisco pienamente l'importanza delle sue parole.
E pensare che il simpaticone, vedendo la mia pronta reazione, ha avuto anche il coraggio di chiedermi scusa. Assurdo.

sabato 17 ottobre 2009

Felicità®, Will Ferguson

"Un nuovo giorno? E che razza di mondo sarà? Un mondo senz'anima. Un mondo senza risate. Senza vere risate. Di quelle che ti fanno venire il mal di cuore e ti annebbiano la vista. In cielo non ride nessuno, May. E nessuno ride in paradiso. È lì che stiamo andando? Un mondo che ha dimenticato quanto sia triste una vera risata. Lacrime e risa, May. Due facce della stessa medaglia. Non puoi separarle. Nemo saltat sobrius! 'Chi è sobrio non balla.' L'ha scritto James Boswell, era vero nel diciottesimo secolo e lo è ancora oggi. Abbiamo bisogno dei nostri vizi. Abbiamo bisogno dell'inconsistenza dello zucchero filato, perché la vita è triste, breve e finisce troppo presto. Come mai perdiamo tutto questo tempo a cercare di rattoppare la nostra identità? Perché siamo tanto attratti dalle frivolezze? Perché queste piccole cose da niente sono importantissime."
May non lo stava ascoltando più e Edwin avrebbe potuto parlare alla propria ombra. (E, in un certo senso, era esattamente quello che stava facendo.)
"May, non so quale sia il senso della vita, ma una cosa la so: le frasi più importanti di tutto il linguaggio umano sono: 'se solo' e 'magari un giorno'. I nostri errori passati sono i desideri inappagati. Ciò che rimpiangiamo è ciò a cui aneliamo. È questo a fare di noi ciò che siamo."

sabato 10 ottobre 2009

La fame che abbiamo, Dave Eggers

L'indomani, al pomeriggio, avrebbero lasciato Alta - Pilar diretta a casa, Hand a Granada; di piani per il futuro non ce n'erano - e così affittarono le tavole al mattino presto e furono in acqua per le nove. Sarebbe stata una giornata priva di complicazioni.
Hand si spinse al largo prima di lei, e lei lo guardò finché non ebbe troppo caldo per rimanere asciutta. Vogò oltre il punto in cui le onde si infrangevano, il che significò attraversare quattro onde perfettamente formate che le crollarono addosso come ubriachi. Ogni volta dovette spingere la punta della tavola dentro l'onda sperando di rimanere a bordo, oppure optare per una resa preventiva, tuffarsi e attendere che la tavola balzasse via e quindi tornasse da lei. Non si era mai sentita così stanca.
Di lì a poco Hand partì di nuovo, su un'onda più grossa, un'onda che avrebbe travolto Pilar, se solo ci avesse provato. Lei lo guardò decollare verso la spiaggia, come se Hand avanzasse più veloce dell'onda stessa. Si rese conto che il movimento delle persone che cavalcavano le onde pareva assai più veloce delle onde che viaggiavano senza passeggeri. Quell'onda in particolare Hand l'aveva presa nell'istante perfetto, e adesso la cavalcava verso sinistra, e andava, andava, mentre l'onda correva verso l'estuario prendendo velocità. Il movimento sembrava non aver fine. Era perfetto. Hand salutò Pilar con la mano. Lei ricambiò. È strano, pensò, salutare qualcuno che sta facendo surf. Lo vide gesticolare e intanto proseguire, girando leggermente la tavola, veloce, fluido. Forse lo amava.
Si rimise a sedere, scrutando la distesa blu in cerca di rigonfiamenti.
Se questa storia contenesse una domanda in attesa di risposta non ve ne sarebbe una sola, ma molte, e sarebbero le seguenti. Come può il mondo permettere ciò? Permettere a queste persone di vivere così a lungo? Di percorrere tante miglia verso sud, per raggiungere un luogo così diverso eppure così confortevole, e in quel luogo incontrarsi di nuovo? Permettergli di ritrovarsi nudi insieme per la prima volta? Che cosa penserebbero i loro genitori? Che cosa penserebbero i loro amici? Qualcuno avrebbe da ridire? Chi farebbe progetti per loro? Quante volte nel corso di una vita possiamo prendere decisione che siano importanti ma che non facciano male a nessuno? Siamo obbligati - forse lo siamo - a dire sì davanti ogni scelta qualora a nessuno sia fatto del male? Utilizziamo l'espressione fare del male quando parliamo di cose come questa perché, quando vanno storte, ci si può sentire come colpiti nello sterno da un animale enorme che per travolgerci ha preso una rincorsa di chilometri.

[Tratto dal racconto L'unico significato dell'acqua simile a olio. La traduzione è pessima e il libro pieno di errori ma, tra alti e bassi, piacevole.]

lunedì 28 settembre 2009

Caso clinico n.2

Dopo tempo immemore mi sono ricordata della geniale idea che avevo avuto: descrivere i miei coinquilini. Quindi, perché non continuare con il caso più problematico?
Nome: Mattia, detto Spongy (per l'evidente somiglianza a Spongebob, quella spugna malefica. Che poi, chi è quella mente malata che disegna una spugna in pantaloncini tirolesi?! Bah.).
Età: 23 anni all'anagrafe, mentalmente direi intorno all'ottantina.
Corso di laurea: primo anno di specialistica in economia
Mattia è un caso moooooolto particolare, da trattare con attenzione. Si potrebbe dire che è l'insieme di tutte le stramberie possibili.
Prima di tutto, è allergico a qualsiasi cosa. E quelle poche cose a cui non è allergico, non le mangia. I suoi pasti sono composti da: pasta al tonno e bresaola annegata nel limone.
Mattia è fissato con il meteo. Quando non ci fissa in modo maniacale (ha anche uno strano tic all'occhio, ndA) o borbotta contro gli altri coinquilini, controlla una quantità tendente all'infinito di siti internet dedicati al meteo. Ho avuto la brillante idea di dirgli che sarei andata al mare e ora so temperatura terrestre e marina, quanti mm di pioggia cadono in ottobre e quanti giorni di sole ci sono, la percentuale di umidità e la forza del vento. In realtà, la cosa peggiore è che creda che la nebbia sia l'unico fattore di interesse a Milano. La nebbia.
Mattia è convinto che morirà a causa di un tumore al cervello dovuto alla rete wireless presente nel nostro appartamento. Ovviamente quando deve controllare il meteo il wireless non fa niente, ma quando serve a noi non si può usare, perché lui morirà per colpa nostra. Confinando la sua camera con la cucina, l'anno scorso ha deciso di mettere la testata del proprio letto precisamente dove c'è il forno, in modo che le onde non arrivino alla sua testa.
Fortunatamente, è Mattia stesso a dire di essere nato nell'epoca sbagliata. Perché si stava meglio quando si stava peggio, perché tutta questa tecnologia è inutile, perché voi donne perdete troppo tempo con creme e cerette (per lui, le ragazze non dovrebbero neanche fare la ceretta), perché è meglio parlare il dialetto che l'italiano.
Mattia, il ragazzo nato vecchio.

venerdì 18 settembre 2009

Full stop.

Certe volte mi chiedo perché voglia tenere aperto questo blog. Alla fine, non lo aggiorno quasi mai e non è che sprizzi ragionamenti profondi da tutti i pori.
Comunque. Riassunto dei mesi precedenti.
Luglio.
Dopo la sessione d'esame, per me, non sono iniziate le vacanze. Sono stata chiamata per l'operazione alla gola, che m'ha portato al riposo forzato per quasi un mese (per rischio emorragie al minimo sforzo). Sarà che ho una soglia del dolore abbastanza alta, ma io tutto il dolore che m'avevano prospettato, non l'ho sentito. L'unica cosa, non riuscivo a mangiare e sono dimagrita talmente tanto da farmi schifo da sola: quella non ero io e certe ossa neanche sapevo di averle. Ora sono, più o meno, quella di prima ad esclusione del fatto che il viso è rimasto troppo scavato per i miei gusti.
Ah, fatto importanterrimo: ho smesso di fumare (pacchetto emergenze a parte che, a dir la verità, non so neanche dove sia...). Non credevo fosse possibile, ero convinta avrei smesso solo in caso di gravidanza. E la cosa non è prevista nell'immediato.
Agosto.
Salvo tre giorni immersa nel nulla (in val Pusteria. C'è talmente poca vita, e di conseguenza poca illuminazione, che un cielo così stellato non l'avevo visto mai) a fare nordic walking, ho lavorato. Interprete per matrimoni inglesi e, nei giorni liberi, ripetizioni.
Il nordic walking è sempre stato una passione, ma non farlo nel mio amato paesino austriaco non è stata la stessa cosa. Poi mi innervosiva il fatto che, nonostante fossi in Italia, la lingua principale fosse il tedesco. E detto da una filogermanica vuol dire molto (anche se, ultimamente, mi risulta pesantissimo studiarlo, parlarlo, leggerlo...).
Fare l'interprete m'è piaciuto. Alla fine, nonostante l'apparenza acida, sono una ragazza romantica: vedere gli sguardi che si scambiano durante le promesse è commovente. Senti proprio che love is in the air.
Lasciamo perdere le ripetizioni, grazie. Per carità, a quindici anni ero oca anch'io, ma non a certi livelli. L'ultimo giorno m'ha detto che, dopo il liceo, sarebbe andata a Londra per fare la scuola di teatro perché è la migliore al mondo. Avrei voluto risponderle che la vedevo bene come futura Paris Hilton milanese, ma mi sono morsa la lingua.
Settembre.
Lo eleggo mese sfigato dell'anno. E dico solo questo.
Comunque è un mese noioso: passo le giornate a studiare o, almeno, faccio finta. In realtà andrei volentieri in letargo.
E poi...?
Sperando di finire gloriosamente la sessione d'esami, andrò una settimana vicino ad Alessandria d'Egitto. Vacanze, finalmente. E poi ricominceranno le lezioni...
A proposito di università, vorrei erigere una statua in onore di quelle menti brillanti del servizio orari lezioni. Chi sia mai passato da scienze linguistiche in Cattolica sa di cosa parlo: hanno la capacità di far sovrapporre qualsiasi ora. Quest'anno, il lunedì, alle 13.30 avrò lingua inglese e, nello stesso momento, nell'aula di fianco, lingua inglese. No, non ho sbagliato a scrivere: ho due lezioni di lingua inglese nello stesso momento. Poi c'è l'ormai classico lingua tedesca sovrapposta a letteratura tedesca, ma quello è un'abitudine. Io dico: posso capire il primo anno che si è divisi per livello di conoscenza della lingua, lì le sovrapposizioni ci possono stare. Ma dal secondo anno, i corsi di lingua sono divisi per curriculum. Quindi, se vedi che il lunedì alle 13.30, in MR 111/A c'è lezione di lingua inglese per gli studenti di LLS, perché metti, sempre il lunedì alle 13.30, in MR 112 un'altra lezione di lingua inglese per gli studenti di LLS? Lo so che è inutile continuare a parlarne, al terzo anno, ormai, dovrei averlo capito che è così, ma tant'è.
Ultimamente mi ronza in testa un'idea. Dato che al 99,9% non mi laureerò in corso, stavo pensando, alla fine di quest'anno accademico, d'andarmene all'estero per un po' e tornare solo per gli esami. Mi piacerebbe tornare a Edimburgo. O Londra. O in Germania. Beh, c'è tutto il tempo per pensarci...
Ah, veste nuova per il blog. La musichetta che partiva ogni volta che aprivo la pagina m'innervosiva (a dirla tutta, ho sempre odiato la musica che partiva in automatico all'apertura di una pagina web, non so perché l'abbia messa proprio nel mio blog...) e il layout m'aveva stancato.
Ora mi conviene rimettermi sui libri se, come ho scritto prima, ho intenzione di finire gloriosamente la sessione d'esami.
Tornerò. Forse.

martedì 28 luglio 2009

La vita segreta delle api, Sue Monk Kidd

Era il momento sospeso tra la fine del giorno e l'arrivo della notte, un momento che non ho mai amato per la tristezza che permane nell'intervallo tra l'andare e il venire. August guardò il cielo, dove stava sorgendo la luna, grande, argentata e spettrale.
«Osservala bene, Lily, perché stai per assistere alla fine di qualcosa» mi disse.
«Davvero?»
«Certo, perché da quando esiste il genere umano, la luna è sempre stata un mistero per noi. Pensaci bene. È forte tanto da attirare il mare; poi muore, ma torna sempre indietro. La mamma mi ripeteva che la Madonna viveva sulla luna e che io dovevo ballare quando il suo viso era luminoso e correre al riparo quando si presentava scuro.»
August fissò a lungo il cielo e poi, voltandosi verso la casa, soggiunse: «Non sarà mai la più stessa, una volta che andranno a camminarci sopra. Diventerà soltanto l'ennesimo grande programma scientifico».

giovedì 16 luglio 2009

Der Sommer kommt

Meglio tardi che mai, anch'io ho finito la sessione d'esame. Sessione andata discretamente, scleri dell'ultima ora a parte.
Ora posso finalmente dire d'essere in vacanza. E Milano non mi vedrà più fino a settembre, ché lì fa troppo caldo anche solo per pensare. Un po' mi spiace stare lontana per così tanto tempo, ma posso usare come scusante il fatto che d'estate diventi deserta: ho sempre trovato strano andare a Milano d'agosto, sembra un'altra città.
Nel frattempo continuo a dare ripetizioni e sono sempre più convinta che il mio futuro non sarà nell'insegnamento: non ho la pazienza necessaria per spiegare mille volte come si forma il passivo o cose del genere. E, nel caso sorgesse la fatidica domanda "perché lo fai, allora?" la risposta è: perché guadagno di più in tre giorni di ripetizioni che in un mese nel residence dove lavoravo l'anno scorso. Ebbene sì, sono molto materialista.
Domani sveglia all'alba per andare a fare esami vari ed eventuali pre-operazione. Sì, finalmente m'hanno chiamato e, legge di Murphy docet, nel periodo più caldo dell'anno. Ovviamente.
Ora vado a prepararmi psicologicamente all'alzataccia e penso a cosa scrivere di più sensato prossimamente...