giovedì 24 aprile 2008

Quando si suol dire "essere dei geni"

Prendendo spunto da un post di un amico mi sono messa a riflettere sul doppiaggio.
Forse pochi sanno che l'Italia è uno dei paesi dove l'arte del doppiaggio è molto avanzata. In molti paesi si usa il sottotitolaggio - vedi Francia - oppure si lascia il film in lingua di partenza con una voce fuori campo che spiega le scene nella lingua d'arrivo.
So benissimo che l'originale è sempre migliore, e sono la prima a vedere un film/leggere un libro non doppiato/tradotto (ed è un po' ossimorico, dato che il mio sogno nel cassetto è fare la traduttrice. Ma questo è un altro discorso.), però bisogna rendersi conto che non tutti hanno la fortuna di conoscere, e soprattutto capire più di una lingua, quindi bisogna rendere i film accessibili a tutti.
E come, se non con il doppiaggio?
Il sottotitolaggio o il sovratitolaggio, a mio parere, fa perdere la parte visiva di un film, in quanto si passerebbe il tempo a leggere quello che c'è scritto e si perderebbe la parte migliore di un film. E, in ogni caso, anche lì c'è il problema di quanto e cosa scrivere perché, ovviamente, non si può trascrivere tutto.
La voce fuori campo trovo sia un'idea assurda: un miscuglio di lingue che rendono difficile la comprensione.

Il problema del doppiaggio sta nel rendere nella lingua d'arrivo i giochi di parole della lingua di partenza. E questo non sempre è possibile, dato che le due lingue hanno un background culturale diverso.
In certi casi, però, le traduzioni risultano geniali, nonostante stravolgano il significato originale.

Young Frankenstein (ITA: Frankenstein Junior)




Werewolf!
Werewolf?
There!
What?
There wolf, there castle.







Lupo ulula!
Lupo ululà?
Là!
Cosa?
Lupu ululà e castello ululì.
Il problema sta nel gioco di parole tra "werewolf" e "where", che non si può riproporre nella versione italiana: "lupo mannaro" non ha niente a che fare con "dove", quindi si gioca tutto su un accento sbagliato.

Horse Feathers




(fine video)
Wait e minute... There's no seal on it. Where's the seal?
(entra con una foca)
Qua si gioca tutto sul doppio significato della parola "seal": "sigillo" e "foca".
In italiano doveva comunque esserci un riferimento alla foca, poiché compariva sulla scena. Come fare il gioco di parole? Cambiando la battuta "Give me the seal" con "Focalizziamo", in modo che la radice richiamasse l'animale.

1 commento:

Chelsa ha detto...

Well said.